Pisa

lo spazio e il sacro

Polistampa, Firenze 2016, 368 p.

Un disegno teologico-matematico è sotteso al più importante complesso architettonico dell'Occidente cristiano che, dalla metà dell'XI secolo, si vine e componendo a Pisa, al tempo crocevia commerciale e culturale del Mediterraneo. Un'unica mente ha concepito questo altrettanto unico insieme alla luce di una grammatica costruttiva che mutuava dalla classicità le regole del comporre e che traeva dalle Sacre Scritture e dal pensiero mistico giudaico e significati da imporre.

La presenza di differenti maestri che si sono succeduti nel lungo tempo del cantiere, le varianti in corso d'opera, la temperie artistica in continuo evolvere hanno comportato mutamenti al programma. L'esito, pur mirabile singolare straordinario, non esprime compiutamente il pensiero iniziale e quindi il portato simbolico che si sarebbe rivelato non solo nel ruolo delle singole fabbriche, ma anche attraverso i tracciati ordinatori, i riscontri spaziali, i traguardi ottici, i rimandi, le pause, i ritmi e soprattutto le rispondenze mensurali che, dal numero, inverano la Parola che la grande opera pisana avrebbe dovuto trasmettere allora e per i tempi a venire.

E saranno proprio il numero e la misura i parametri fondanti del costruire, a rivelare la forma pensata all'origine, ance se non rimane documento alcuno a testimoniarla, anche se non è stata portata a compimento. Ecco dunque l'esigenza di scavare a fondo nel processo compositivo, di aprire una via matematica all'esegesi dell'architettura, di decriptare il lessico delle pietre così che la loro dispositio - armonica consonanza di rapporti - suggerisca la trama metrica in cui si attua l'idea progettuale e restituisca la composita bellezza e le ragioni prime del complesso pisano.

Identificarle e riconsegnarle oggi con puntuali riscontri è stato un lungo arduo ma esaltante impegno.